«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gv 8,12

«Yo soy la luz del mundo. El que me sigue no andará en tinieblas, sino que tendrá la luz de la Vida». Jn 8,12

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mercoledì 14 marzo 2012

Testimonianze di fede: Albano- Testimonios de Fe de Edith Stein







14/03/2012 - personaggio

Albano, la mia vita tra demoni e santi

Albano Carrisi, in arte Al Bano, 68 anni, è sulla breccia da 45 anni: il suo primo grande successo fu "Nel sole", finalista al Disco per l’estate del 1967

La visita da Padre Pio, i concerti per il Papa, il dolore per Ylenia: il cantante racconta la sua fede

ANDREA TORNIELLI

Al Bano racconta la sua vita guardandola attraverso la lente della fede e del rapporto con Dio. Arriva in libreria «Io ci credo. Perché con la fede non mi sono arreso mai» (Piemme, pp. 224, euro 16,00). La Stampa l’ha letto in anteprima e ha scelto i punti più significativi.

Dio

Dio non lo tocco, non l’ho mai visto, però ci parlo. Dio è quel sole che sta su di noi, che mi sta illuminando anche in questo momento. Dio è tutto, lo scorgo nel miracolo quotidiano delle 24 ore che cambiano, col vento che c’è o che non c’è o col temporale che arriva, o con il sole che rinasce. È una forza incredibile che tu avverti tangibilmente, la «tocchi» anche se non in senso materiale. Dio c’è, lo devi trovare. Devi lasciarti raggiungere da Lui.

Buone azioni

Ho imparato a fare ogni giorno qualcosa, anche una piccola cosa, che non serva solo a me stesso, ma serva agli altri. Se non faccio almeno una cosa buona ogni giorno, non mi sento in pace. Mi arrivano le telefonate delle suore della Caritas che mi chiedono di accogliere nella mia tenuta qualche nuova lavorante immigrata. Ecco, se non sono riuscito a fare qualcosa, a dire di sì a una richiesta, se non ho fatto almeno una buona azione ogni giorno, non riesco ad andare a letto in pace con me stesso.


Padre Pio

Era il novembre 1955, mi ci portarono le zie. Ho ancora chiara la strana sensazione che provai. C’era un odore forte e soave al tempo stesso. Un misto di incenso e di profumo di viole. Era il profumo di cui tutti parlavano.


Giovanni XXIII

Quando stavo a Milano una domenica andai a Sotto il Monte, il paese di Giovanni XXIII. Mi piacque molto l’idea che anche lui fosse figlio di contadini e che contadini fossero i suoi fratelli. Incontrai uno di loro, Saverio. Constatare quanto fossero umili le origini del Pontefice mi diede forza e speranza. La Chiesa cattolica ha sempre avuto questa grandezza: anche il figlio della famiglia più umile può diventare Papa.


Papa Wojtyla

Ho cantato per lui sette volte, ho partecipato alla messa celebrata nella sua cappella privata. Papa Wojtyla aveva due tipi di sguardo. Quello sorridente e bonario, che faceva cadere paure e soggezioni che potevi avere davanti a lui. Ma anche un altro sguardo, che ti faceva l’endoscopia dell’anima. Anche se i miei ricordi di quella volta che mi confessai da Padre Pio sono ormai sbiaditissimi, credo che la profondità dello sguardo fosse la stessa.

Romina e la divinità indiana

La mia ex moglie condivideva la mia visione religiosa della vita, anche questo ci aveva molto accomunati. Poi lei si è avvicinata al buddhismo. Un giorno spostò un’immagine della Madonna, che avevamo in giardino, per metterci quella di Ganesha, la divinità con la testa di elefante. Mi sono ribellato: era l’immagine della Vergine che avevamo messo insieme nella nostra casa. Ho detto: «C’è tanto spazio, proprio lì la dovevi sistemare?». Mi ha guardato in silenzio, come se io non capissi. Io soffrivo, soffrivo perché non condividevamo più la stessa fede.

La morte di Ylenia

Il mondo mi è crollato addosso. Mi sembrava di vivere in una tragedia greca, era come se le divinità del cielo avessero deciso che fino a quel momento ero stato troppo felice. Così sono entrato in crisi e ho sepolto la fede sotto una spessa coltre di cenere. Ho cominciato a vivere con disattenzione, inveivo contro il Cielo. Sono uscito dal tunnel quando mi sono reso conto che senza il dialogo con Dio vivevo peggio. Ho capito che avevo imboccato una strada senza uscita, fatta di cattiveria. Ero diventato cattivo con me stesso e con gli altri.

Il diavolo

Lo sento, lo avverto. E capisco che l’unica maniera per sconfiggerlo è la preghiera. Quando percepisco questa presenza, ho una reazione semplice, legata alla mia cultura. Prego e mi copro di croci. Faccio il segno della croce e più ne faccio, più percepisco che quella presenza si allontana. La croce è sempre stata una specie di arma segreta. Quando Ylenia e Romina hanno cominciato a prendere certe strade, la mia fede mi faceva considerare la presenza del male. Perché il diavolo si accanisce sempre contro i più deboli.


Radio Maria

Mi torna spesso l’immagine di mio padre seduto ad ascoltare Radio Maria. Diceva: «Ascoltare Radio Maria mi fa stare bene. Da quando la ascolto è come se avessi recuperato una vista che prima non avevo». Questa radio è davvero un fenomeno da studiare: non trasmette pubblicità, ma solo preghiere, messe, meditazioni, conferenze di carattere religioso. Fa compagnia a tantissime persone sole.

La malattia

Sono stato operato di cancro alla prostata. Ho coniato un motto: voglio essere io un problema per i problemi. Siccome i problemi non li devo invitare né li devo inventare, sono già lì a portata di mano e ti aggrediscono ogni giorno, allora voglio diventare agguerrito contro di loro, non scoraggiarmi, affrontarli. Senza azzardi, ma senza farmi prendere dal vittimismo. Un atteggiamento che detesto: ho visto molta gente rovinarsi con le proprie mani per vittimismo.

I precetti della Chiesa

Ho sofferto molto per lo schiaffo che ho ricevuto dopo il divorzio. Mi hanno vietato di incontrare il Papa, di fare la comunione, di fare il padrino di battesimo per il figlio di un mio amico. Se qualcuno ha avuto un incidente di percorso, deve essere aiutato, accolto, sostenuto. Il Vangelo è basato sul perdono, sull’amore. Non dovrebbero farmi sentire un estraneo. Ma il bilancio del mio rapporto con la Chiesa è positivo: meno male che i preti, i religiosi e le religiose ci sono, che ogni giorno lavorano per aiutare gli altri.

L’aldilà

Credo che la vita non finisca con la morte, che ci sia un Aldilà, che Qualcuno ci attenda. Ci credo perché sono nato in una famiglia legata alla terra, che mi ha educato a guardare al Cielo. Ci credo perché ancora oggi vedo che cos’è la fede riflessa negli occhi di mia madre. E perché nella bellezza della natura come nell’amore di un figlio riconosco la scintilla di un amore più grande.







Testimonios de Fe de Edith Stein

Edith Stein, o sea  Santa Teresa Benedicta de la Cruz. Dijo el Papa en su canonización, Juan Pablo II, una mujer joven en busca de la verdad, que gracias a la acción silenciosa de la gracia divina la convirtió en una santa y en una mártir.

Edith Stein, última de once hijos, nació en Polonia, en el seno de una familia judía-hebrea, el 12 de Octubre de 1891, día de la expiación quipur, fiesta hebrea que en un tiempo el sumo sacerdote entrando en el santo de los santos ofrecía sacrificios expiatorios, para él y para todo el pueblo, por medio de un chivo, que era el expiatorio. ¿Porque expiatorio? porque tomaba sobre sí todos los pecado del mundo.
Su padre murió a causa de una insolación, cuando ella apenas tenía dos años, los biógrafos destacan todas las renuncias y desarraigos que le suceden en su vida.  De su más tierna infancia, desde sus padres, familias, maestros, alumnos, estudio, raza, patria,  hasta su monasterio y tantas otras privaciones, hasta una muerte violenta.

Su madre mujer valiente y austera, continuó sola la gestión del negocio de la madera, mostrando firmeza y gran generosidad. En el rigor de los duros inviernos daba a los pobres los cortes de leña, apenas adquiridos mientras atendía a las necesidades de sus sietes hijos, pues cuatro de ellos habían muerto a tierna edad, y enseñándole a respetar el ritual rabínico. Hablando de su madre Edith escribía: “en nuestra casa no existía principios educativos, para saber cómo comportarnos leíamos en el corazón de nuestra madre, como en un libro abierto. Ella era para nosotros el modelo de toda virtud y no hacíamos otro cosa que imitarla.”
Leían en el corazón de la madre, una cosa que aquella mujer judía, hebrea, tan llena del santo temor de Dios, lo quería imprimir en el alma de sus hijos era el horror al mal. Cuando la madre decía esto, es pecado, todos entendían que aquello quería indicar el colmo de una acción indigna y abominable.

Desde pequeña Edith mostró un gran sentido moral. A los tres años, a una amiga que por superficialidad había dejado de acudir a un encuentro, cuando ella había estado esperando toda una tarde, le dijo: -A quién miente una vez, ya no le cree nadie, ni siquiera cuando dice la verdad-. Y después siguió jugando.

En la escuela fascinaba a todos por su inteligencia precoz, espontaneidad, apertura de corazón, por su acentuada sensibilidad. Edith escribía: “desde muy pequeña en el círculo de mis parientes se me atribuía dos cualidades, me reprochaban con toda razón el orgullo y me llamaban Edith la inteligente, las dos cosas me dolían y mucho. La segunda por este motivo, porque me parecía que me querían decir que me vanagloriaba de mi inteligencia, y porque tenía la impresión que querían decir que era solo inteligente  y yo sabía desde los primeros años de mi vida que ser bueno es muchos más importante que ser inteligente.”

Atención a esto, en la adolescencia abandonó la fe judía, aunque seguía acompañando a su madre a la sinagoga, solo por no disgustarla, pues ella ya no creía. A los quince años se declaro atea, en la imposibilidad de creer en la existencia de Dios porque no quería dar nada por descontado, ni siquiera la fe de sus padres. Ella quiere buscar sola la raíz de las cosas, así iniciaba la búsqueda de la verdad.

Su severa moralidad es sin embargo árida y poco humana, una moralidad muy pagada de si misma, fruto de un trabajo personal que no sabe ejercer misericordia con los demás. Ella misma admitía que un defecto suyo es criticar cosas y personas, sin reflexionar demasiado si tenía derecho o no. En adelante no obstante se corregiría, de hecho en 1933 escribía que si aun seguía con una mirada penetrante por la debilidad de los seres humanos ya no la utilizaba, no solo por no ofenderle en su punto débil, sino para excusarlo de alguna manera, entenderlos.

Más adelante y habiendo madurado en la escuela de la oración añadiría: “mientras que ante mantenía con todo derecho autocomplacencia ahora será distinto”, los defectos intentaba cambiarlos en lo posible y también lo menos bonito y bueno por difícil que fuera. Así y poco a poco seguía convirtiendo en pequeña, paciente y humilde e indulgente  respecto a la paja en el ojo del otro, porque la viga en el propio le daba tanto trabajo,. Finalmente también aprendería a soportarse a si misma bajo la inexorable luz de la presencia divina y a confiar plenamente en la divina misericordia.
Esto escribía, hermoso.

De estudiante se descubre devoradora por la pasión del saber y por una sed de la verdad, que la acompañará toda su vida, mirando restropectivamente ese periodo de su vida. Toda la búsqueda de la verdad fue una contínua oración.
 En una carta de 1938 en la que se
 entera de la muerte de su maestro User, el celebre filosofo fundador de la fenomenologia y del cual fue asistente, escribía la famosa frase: Dios es la verdad, buscar la verdad se sepa o no, significa buscar a Dios.
En el círculo de los discípulos de Huser se multiplicaban las conversiones al cristianismo. Atención Huser era judío-hebreo y se convirtió al catolicismo, y con él muchos  discípulos y entre ellos Edith que estudiaba con el filosofía y llegaría a ser doctora en filosofía.

Edith Stein, una mujer de su tiempo o de nuestro tiempo quizás. Y era frecuente que estos estudiantes fueran no creyentes, no pocos procedían de judaísmo, como User mismo y otros eran procedentes de familias cristianas, protestantes, la mayor parte, alejados de la fe, sin embargo no es solo por motivos filosóficos e intelectuales que Edith Stein llega a la conversión. Edith nunca habla de maneras directa sobre este momento supremo en el que se toca la llamada de Dios y la libre decisión del hombre, existen no obstante una serie de episodios que encontramos esparcidos.


En esa época quería entrar en la universidad  a estudiar filosofía,  que fue lo que hizo que ella se encontrara con el Dios de la vida y que eligiera el camino de la conversión al catolicismo, como camino de vida, varias cosas, ciertamente. Posiblemente muchos episodios esparcidos, sus trabajos científicos mas que técnicos, cuando se convierte en investigadora y conferenciante.

La campana en una iglesia en Cotinga que sonaba tres veces al día para el ángelus, la bendición impartida a los familiares y a los obreros antes de ir a recoger el heno y de un hombre de montaña que la recibió a ella  y a una amiga que la recibió en su factoría, en su chacra, en una excursión a los montes de Cotinga, detalles en lo que Edith se dejo sorprender por Dios, asombrarse por este Dios que siempre nos sorprende.

Encontramos después el episodio de Fisburgo en 1916, Edith andaba en compañía de unos amigos, en el centro histórico de la ciudad, y dijo: entramos en la catedral por algunos minutos. Y estando en respetuoso silencio, entro una mujer con el cesto de la compra y se arrodillo en un banco para hacer una breve oración: -para mi se trataba de una cosa absolutamente nueva, en las sinagogas y las iglesias protestantes que había visitado, se iba solo para el servicio divino, para el culto, aquí en cambio se venia a la iglesia vacía en medios de  las ocupaciones cotidianas de cada día, como para un intimo coloquio, un intimo dialogo, fue algo que nunca jamás pude olvidar.

También la experiencia que hizo poniendo en orden las cartas de su amigo, Reinad muerto en la guerra. Edith se imagina que le tocaría la tarea más fácil de consolar a  la joven viuda, aplastada por el dolor de la perdida, en cambio se encuentra con una mujer cuya fe la hace serena, y casi radiante. Entonces nos dice: “Fue este mi primer encuentro con la cruz, mi primera experiencia  de la fuerza divina, que de la cruz se comunica a aquellos que la abrazan. Por primera vez entendí la iglesia nacida de la pasión, redentora de Cristo y victoriosa de la muerte. En aquel momento cayo la incredulidad y palideció el judaísmo y Cristo se elevó radiante ante mi mirada.” Cristo Jesús en el misterio de su cruz, así escribe Sor Teresa Benedicta, esta confidencia a un sacerdote,” por eso en mi vestición religiosa como carmelita no pude expresar otro deseo de recibir en la orden “la cruz”.”

Finalmente contemplamos aquella noche en que habiendo quedado sola, en casa de una        amiga tomo  del estante la vida de Santa Teresa de Ávila, sin poder desprenderse de ella, y a las primeras luces del alba cerro el libro y contestándose a si misma, esta es la verdad, a la mañana siguiente compro un pequeño misario, un catecismo católico, lo estudio en brevísimo tiempo y sin más dilación, pidió el bautismo que recibiría el primero de enero del 1922, junto con la primera comunión, tras largos años, tras intensa actividad apostólica, como laica, entra en el Carmelo, durante cinco años gusto el gozo de la intimidad divina y del duro camino junto a Jesús crucificado en el monasterio de Colonia en Alemania, la persecución de los judíos obligo a las hermanas a transferirla al Carmelo en  Hech de Holanda. Pero aquí también cuatro años mas tarde la encuentran los nazis y es deportada con la hermana Rosa a Auswitch, un campo de concentración, donde junto a tantos otros es asfixiada en la cámara de gas el 9 de Agosto del año 1942.

En el fondo los nazis  no entendían de que una judía se pudiese convertir al catolicismo y mucho menos hacerse  carmelita, una monja contemplativa, ellos pensaban que en realidad  estaban refugiándose, escondiéndose, y es por eso que entran en forma violenta al monasterio y la arrancan de allí, a aquellos que se ofrecían  hacer algo por salvarle la vida, Edith  les respondía:  - no lo hagan, porque tendría que ser yo excluida, la justicia no esta en el hecho que yo  saque ventaja de mi bautismo, si yo no puedo compartir la suerte de mis hermanos-hermanas, mi vida  en cierto sentido queda destruida, o sea que fue coherente hasta el final con la verdad.

Y esta es entonces Edith Stein, a quien el Papa Juan Pablo II, beatifico y canonizo, con su nombre de religiosa, carmelita Teresa Benedicta de la Cruz, cuya fiesta memorase celebra el 9 de Agosto de cada año.

Sabias de esta riqueza inmensa de nuestra iglesia. Los caminos de Dios son maravillosos.




14 commenti:

  1. Una testimonianza accorata di una persona che ha, come tanti, sofferto nella vita.
    Un abbraccio Mirta.

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  2. Ciao Mirta! Grazie per la recensione, Albano non mi attira ma mi interesserebbe saperne di più su Edith Stein! Un abbraccio e buona serata!!
    Carmen

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    1. Cara Carmen per il motivo che non credo che le persone di lingua spagnola conoscano molto Albano ho deciso di postare per loro la testimonianza di Edith Stein, ma se a te interessa la puoi trovare qua

      http://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_19981011_edith_stein_it.html

      http://www.santiebeati.it/dettaglio/65800

      Una abbraccio!

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  3. Nonostante il successo, Albano è sempre stato una persona rispettosa di Dio e le sue testimonianze che hai postato lo confermano.
    Quanto alla sua professione, l'ho sempre apprezzato molto!
    Ciao Mirta, buona serata.

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  4. Albano un personaggio che rispetta le sue tradizioni una voce che l'ascolteremo sempre con passione, uomo del sud con la sua forte fede che ringrazia Dio di tutto quello che le a dato. Buona serata cara Mirta.
    Tomaso

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  5. E' sempre bello leggere di queste testimonianze: persone che grazie alle difficoltà e nonostante queste, sono riuscite a trovare Dio.
    baci baci

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  6. Ciao Mirta e sempre una gioia
    leggere questi tuoi post
    buona giornata.

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  7. Ciao Mirta!!!! Grazie della tua presenza!
    A presto...
    Silvia

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  8. una gran bella testimonianza!!!!!!! grazie Mirta, un bacione Lory

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  9. Una sentita testimonianza di fede, quella di Al Bano Carrisi. Purtroppo non conosco lo spagnolo e non ho potuto apprezzare quella di Edith Stein.
    Ciao Mirta.

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  10. Una testimonianza di fede dell'uomo e no del divo!Anche lui ha avuto le sue sofferenze , la preghiera e la fede aiutano molto. Ciao !

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  11. Ciao Mirta carissima. Ce la farai anche tu a venire a Santarcangelo? Io spero di si. Puoi vedere da me o da Sandra.

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  12. Hola Mirta: me ha gustado este testimonio, gracias por tu compartir.
    Dios te bendiga.
    FELIZ SEMANA.
    Un brazo.

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  13. Grazie della vostra visita, avete ragione Albano ha fatto una bellissima testimonianza!Un abbraccio!

    Gracias por vuestras visitas, Edith Stein nos enseña su camino de fe. Un abrazo!

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Grazie per la visita.
Gracias por la visita.

Coroncina alla Divina Misericordia

Coroncina della Divina Misericordia
(Dice Gesù a Santa Faustina Kowalska): “Oh! che grandi grazie concederò alle anime che reciteranno questa coroncina” (Diario, 848). “Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla mia volontà”. (Diario, 1731). “Recita continuamente la coroncina che ti ho insegnato. Chiunque la reciterà, otterrà tanta Misericordia nell’ora della morte. ” Gesù ha raccomandato di recitare la coroncina a qualsiasi ora ma in particolare nell'ora della propria morte, ossia le 3 del pomeriggio, che Lui stesso ha chiamato un'ora di grande misericordia per il mondo intero. "In quell'ora dice Gesù non rifiuterò nulla all'anima che Mi prega per la Mia Passione" (Diario, 687)..

Coronilla de la Divina Misericordia

Colegio NSG | Coronilla a la Divina Misericordia from Colegio NSG on Vimeo.

Coronilla de la Divina Misericordia
(Dice Gesù a Santa Faustina Kowalska)“Por el rezo de este Rosario, me complace dar todo lo que me pidan. Quien lo rece, alcanzará gran Misericordia en la hora de su muerte. Aunque sea un pecador empedernido, si reza este Rosario, aunque sea una sola vez, logrará la gracia de mi infinita Misericordia”.“Si se reza este Rosario delante de los moribundos, se calma la ira de Dios, y su insondable Misericordia se apodera de su alma. Cuando recen este Rosario al lado del moribundo, me pondré entre el Padre y el alma moribunda, no como justo Juez, sino como Redentor Misericordioso”.

"Se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l'impegno di farlo ogni giorno..."(Teresa di Calcutta)

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