«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gv 8,12

«Yo soy la luz del mundo. El que me sigue no andará en tinieblas, sino que tendrá la luz de la Vida». Jn 8,12

L'inferno esiste- El infierno existe y es eterno

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martedì 14 marzo 2017

Il digiuno di Quaresima - El Ayuno cuaresmal





El texto en español está abajo

DISCORSO 210 di Sant'Agostino qua

QUARESIMA

Alcune domande.
1. 1. È arrivato il tempo sacro che ci esorta ad umiliare la nostra anima con le preghiere e con i digiuni e a castigare il nostro corpo più che negli altri tempi dell'anno. Ma perché questo tempo si celebra all'approssimarsi della solennità della passione del Signore? E quale mistero racchiude il numero quaranta? Poiché alcuni solitamente si pongono queste domande, doverosamente ci accingiamo a parlarvi di questo argomento, dato che il Signore si è degnato di farci il dono di parlarne alla vostra Carità. Sappiamo che essi desiderano apprendere queste cose non per farne delle dispute ma con l'unico scopo di conoscerle: la loro fede e la loro pietà ci aiuteranno molto ad impetrare quanto dovremo dire.

Perché il digiuno quaresimale prima del Battesimo?.
1. 2. Si è soliti porre la questione: perché il Signore Gesù Cristo - il quale, assunto un corpo umano e fattosi uomo, è apparso in mezzo agli uomini proprio per darci l'esempio di come vivere, come morire e come risorgere - digiunò non prima di battezzarsi ma dopo il battesimo? Così è scritto infatti nel Vangelo: Appena battezzato Gesù uscì subito dall'acqua ed ecco si aprirono i cieli e vide lo Spirito di Dio scendere e venire sopra di sé. Ed ecco una voce dai cieli che diceva: questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto. Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Egli, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, finalmente ebbe fame 1. Noi invece, insieme a coloro che dovranno ricevere il battesimo, digiuniamo prima che arrivi il giorno del loro battesimo, che coincide con il giorno di Pasqua; dopo Pasqua invece per cinquanta giorni mitighiamo i nostri digiuni. Questo fatto giustamente susciterebbe una certa inquietudine se fosse lecito battezzare o farsi battezzare soltanto nel solennissimo giorno di Pasqua. Mentre però in nessun giorno dell'anno è proibito amministrare il battesimo secondo la necessità e la volontà di ciascuno - così ha concesso colui che diede loro il potere di diventare figli di Dio 2 -, è lecito celebrare l'anniversario della passione del Signore soltanto in un determinato giorno dell'anno che si chiama Pasqua. Ne consegue che non bisogna assolutamente identificare il sacramento del battesimo con la Pasqua. Il battesimo lo si può ricevere in qualunque giorno; la Pasqua invece la si può celebrare soltanto in un solo e determinato giorno dell'anno. Il battesimo è dato per ricevere la vita nuova; la Pasqua serve per ricordare un fatto importante della nostra fede. Che la maggior parte dei battesimi che si debbono conferire confluisca nel giorno di Pasqua dipende non dal fatto che in quel giorno la grazia della salvezza è più abbondante, ma li attira la maggiore gioia di quella festa.

Il Battesimo di Gesù e quello di Giovanni.
2. 3. Che cosa si può dire anche sul fatto che bisogna distinguere il battesimo di Giovanni che Cristo ricevette dal battesimo di Cristo che i suoi fedeli ricevono? Infatti, per il fatto che Cristo è migliore del cristiano, il battesimo con cui è stato battezzato Cristo non è migliore di quello con cui viene battezzato il cristiano. Ma proprio perché è di Cristo, questo battesimo va preposto a quello che ha ricevuto Cristo. Giovanni infatti battezzò Cristo riconoscendo di essere inferiore a Cristo; Cristo invece battezza il cristiano, mostrando di essere più grande di Giovanni. Così come migliore della circoncisione della carne, che anche Cristo ha ricevuto ma che nessun cristiano oggi riceve, è il sacramento della risurrezione di Cristo. Con questo il cristiano viene come circonciso per spogliarsi della vita vecchia vissuta secondo la carne, seguendo la raccomandazione dell'Apostolo: Come Cristo risuscitò dai morti per la gloria del Padre, cosi anche noi camminiamo in una vita nuova 3. Così come la stessa antica Pasqua, che è prescritto di celebrare con l'uccisione di un agnello 4, non per il fatto che Cristo l'ha celebrata insieme ai suoi discepoli 5 è migliore della nostra Pasqua nella quale Cristo è stato immolato. Fu necessario infatti, per dare a noi un esempio di umiltà e di pietà, che Cristo venendo sulla terra si degnasse di accettare anche quei sacramenti che preannunciavano la sua futura venuta; con questo ci ha mostrato con quali sentimenti di devozione noi ora dobbiamo accogliere i sacramenti della nostra fede che ci annunciano la sua già realizzata venuta. Pertanto per il fatto che Cristo subito dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni iniziò il digiuno, non bisogna pensare che con ciò abbia voluto darci come una regola di condotta, come se si dovesse cominciare a digiunare subito dopo aver ricevuto il battesimo di Cristo. Semplicemente con questo esempio ci ha insegnato che bisogna digiunare quando la lotta con il tentatore si fa più aspra. Infatti Cristo, che si è degnato di nascere come uomo, non ricusò neanche di essere tentato come uomo, affinché il cristiano, ammaestrato dal suo esempio, potesse non essere superato dal tentatore. Quando l'uomo deve sostenere una simile lotta nella tentazione sia subito dopo il battesimo, sia anche dopo qualunque periodo di tregua, bisogna digiunare: affinché il corpo, mortificandosi, sia in grado di portare a termine la sua lotta e l'anima, umiliandosi, possa impetrare la vittoria. Nel caso del Signore la causa del suo digiuno non è stata dunque il battesimo nel Giordano ma la tentazione del diavolo.

giovedì 3 marzo 2016

I digiuni graditi a Dio - El ayuno que agrada a Dios









Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo 
DISCORSO 206
QUARESIMA

I digiuni graditi a Dio.
3. I vostri digiuni non siano come quelli che il profeta condanna dicendo: Non è questo il digiuno che io voglio, dice il Signore 6. Biasima i digiuni di chi è in lite, vuole digiuni di uomini pii. Biasima gli oppressori, vuole chi dia conforto. Biasima coloro che creano inimicizie, vuole coloro che se ne liberano. In questi giorni pertanto moderate i desideri delle cose lecite per astenervi del tutto da quelle illecite. Mai deve sguazzare nel vino o nell'adulterio colui che in questi giorni si modera nei rapporti coniugali. In tal modo la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell'elemosina, nella temperanza e nel perdono, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene, cerca la pace e la consegue 7. Con le ali di queste virtù la nostra preghiera vola sicura e più facilmente viene portata fino al cielo, dove Cristo nostra pace 8 ci ha preceduto.




De los "Discrusos" de San Agustín 
SERMÓN 206
Traductor: Pío de Luis, OSA
CUARESMA

El ayuno que agrada a Dios.

3. No sean vuestros ayunos como los que condena el profeta al decir: Este ayuno no lo he elegido yo, dice el Señor6. Fustiga el ayuno de la gente pendenciera; busca el de las personas piadosas. Fustiga a quienes aprietan, busca a quienes aflojan. Fustiga a los cizañeros, busca liberadores. He aquí el motivo por el que en estos días ponéis un freno a vuestros deseos de cosas lícitas: para no sucumbir ante las ilícitas. Nunca se embriague ni caiga en adulterio quien en estas fechas se abstiene del uso del matrimonio. De esta forma, nuestra oración busca la paz y la consigue7. Esto es, a condición de que sea hecha con humildad y caridad; de que vaya acompañada del ayuno y las limosnas, de templanza y de perdón; de que practiquemos el bien y no devolvamos mal por mal, de que nos alejemos del mal y nos entreguemos a la virtud. En efecto, la oración, ayudada con las alas de tales virtudes, levanta el vuelo y llega con más facilidad al cielo adonde nos precedió Cristo, nuestra paz8.


venerdì 26 febbraio 2016

Dare e perdonare- Dar y perdonar







Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo 
DISCORSO 206
QUARESIMA
Due specie di elemosine: dare e perdonare.
2. Alle nostre preghiere, perché volando possano raggiungere più facilmente Dio, aggiungiamo, con le elemosine e i digiuni, le ali della pietà. Di qui il cristiano ben comprende quanto debba guardarsi dall'appropriarsi indebitamente di una cosa altrui: quando sente dire che è quasi un furto il non dare all'indigente le cose che gli sono superflue. Il Signore dice: Date e vi sarà dato; perdonate e vi sarà perdonato 2. Con mitezza e con fervore facciamo dunque queste due specie di elemosine: il dare e il perdonare, noi che preghiamo il Signore perché ci dia cose buone e ci perdoni quelle cattive. Date - dice il Signore - e vi sarà dato. Che cosa c'è di più vero e più giusto che chi ricusa di dare inganna se stesso e non si ritrova niente in mano? Se giudichiamo sconsiderato l'agricoltore che presume di trovare la messe nel campo ove sa bene di non aver precedentemente seminato, quanto più sconsiderato è chi pensa di trovare un Dio ricco che dà con larghezza, quando egli non ha voluto ascoltare il povero che gli chiedeva qualcosa? Colui che non ha bisogno di nulla infatti volle essere nutrito nella persona dei poveri. Non disprezziamo dunque nel povero il nostro Dio che si mostra bisognoso per poter, anche noi bisognosi, essere appagati in lui, ricco. Abbiamo dei poveri, ma anche noi siamo nella povertà: diamo dunque, affinché anche noi possiamo ricevere. E in fondo che cos'è ciò che diamo? E in compenso di quello che diamo, che è cosa esigua, visibile, temporale e terrena, che cosa desideriamo ricevere? Ciò che occhio non vide né orecchio udì né entrò in cuore d'uomo 3. Se non ce l'avesse promesso lui stesso, sarebbe stata spudoratezza dare beni terreni e aspettarci in cambio quanto detto sopra; figuriamoci se non si volesse dare neanche qualche bene terreno!. Ma noi non li avremmo neanche questi beni se non ce li desse colui che ci esorta ad elargirli. Con che coraggio speriamo che Dio ci conceda i beni temporali e quelli eterni, se non obbediamo a lui che ci comanda cose di poco peso? Perdonate e vi sarà perdonato 4, ossia non tenete conto (del male altrui) e neanche del vostro si terrà conto. Il servo si riconcilii con il conservo perché non venga giustamente punito dal padrone 5. Per quanto riguarda questa specie di elemosina nessuno è talmente povero che non possa farla. Per acquistare la vita eterna può farla anche chi in questa vita terrena non ha di che vivere. Questa elemosina la si dà gratuitamente e dando si accumulano tesori che non vengono meno se non quando non si elargisce. Coloro che fino a questi giorni avevano delle discordie non diano loro tregua fino a che non sono scomparse. Vengano eliminate affinché esse non eliminino chi ce l'ha, non vengano trattenute nel cuore affinché non lo rendano schiavo, vengano distrutte dal Redentore affinché non distruggano chi le conserva.


De los "Discrusos" de San Agustín 

SERMÓN 206
Traductor: Pío de Luis, OSA
CUARESMA

2. Añadamos a nuestras oraciones la limosna y el ayuno. Son como las alas de la piedad con las que pueden llegar más fácilmente a Dios. A partir de aquí, el espíritu cristiano puede comprender cuán alejado debe mantenerse de robar lo ajeno, si advierte que es una especie de fraude no dar al necesitado lo que le sobra. Dice el Señor: Dad y se os dará; perdonad y seréis perdonados2. Nosotros que pedimos al Señor que nos otorgue sus dones y no nos pida cuentas del mal que hacemos, actuemos compasiva y fervorosamente ambos tipos de limosna: el donativo y el perdón. Dad -dice- y se os dará. ¿Hay algo más conforme a verdad y justicia que quien se niegue a dar él mismo se defraude y no reciba nada? El agricultor que va a buscar la cosecha donde sabe que no sembró es un cínico. Según esto, ¡cuál no será la desfachatez de quien busca la riqueza munífica de Dios, si él no quiso escuchar al pobre que mendigaba ante él! Quien no padece hambre quiso ser alimentado en la persona del indigente. No despreciemos, pues, a nuestro Dios, necesitado en la persona del pobre, a fin de que, cuando sintamos indigencia, nos saciemos en quien es rico. Topamos con pobres, siendo pobres nosotros mismos: demos, pues, para recibir.

giovedì 18 febbraio 2016

La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà - La vida en este mundo es el tiempo de nuestra humildad






Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo 

DISCORSO 206

QUARESIMA
Quaresima tempo d'umiltà.


1. Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell'anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria. Se pertanto dobbiamo essere umili di cuore con tutta la forza di una pietà assolutamente verace per tutto il tempo di questo nostro pellegrinaggio, durante il quale viviamo in mezzo a tentazioni: quanto più dobbiamo esserlo in questi giorni nei quali non solo, vivendo, stiamo trascorrendo questo tempo della nostra umiltà, ma lo simboleggiamo anche con un'apposita celebrazione? L'umiltà di Cristo ci ha insegnato ad essere umili: nella morte infatti si sottomise ai peccatori; la glorificazione di Cristo glorifica anche noi: con la risurrezione infatti ha preceduto i suoi fedeli. Se noi siamo morti con lui - dice l'Apostolo - vivremo pure con lui; se perseveriamo, regneremo anche insieme con lui 1. La prima parte di questa espressione dell'Apostolo celebriamola ora con la dovuta devozione, avvicinandosi la sua passione; la seconda parte la celebreremo dopo Pasqua, a risurrezione avvenuta. Dopo Pasqua infatti, passati questi giorni in cui manifestiamo la nostra umiltà, sarà il tempo anche della nostra glorificazione, benché non possa essere pienamente realizzato perché non c'è ancora la visione - tuttavia già reca gioia soltanto il pensarci sopra -. Ora dunque gemiamo con preghiere più insistenti: poi saremo più abbondantemente ricolmi di gioia nella lode.


De los "Discrusos" de San Agustín 

SERMÓN 206

Traductor: Pío de Luis, OSA

Oración, ayuno y limosna

1. Un año más ha llegado la cuaresma. En la circunstancia os debo una exhortación, porque también vosotros debéis a Dios las obras adecuadas al tiempo litúrgico. Esas obras sólo pueden seros de utilidad a vosotros, no a él. También en las restantes épocas del año tiene que entregarse el cristiano con fervor a la oración, al ayuno y a la limosna. Pero este período debe estimular incluso a quienes de ordinario son perezosos al respecto. Y quienes ya se aplican con esmero a esas actividades deben realizarlas ahora con mayor ardor.

venerdì 12 febbraio 2016

Le opere di penitenza - Las obras de penitencia






Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo 

  DISCORSO 205

QUARESIMA

Le opere di penitenza.
2. In tutti gli altri giorni non gravate la vostra coscienza con crapule e ubriachezze 6; ma in questi digiunate anche. In tutti gli altri giorni guardatevi dagli adulterii, dalle fornicazioni e da ogni illecita depravazione; in questi giorni astenetevi anche dai rapporti coniugali. Ciò che risparmiate digiunando aggiungetelo alle elemosine che fate. Il tempo che si occupava per rendere il debito coniugale si utilizzi nella preghiera. Il corpo che si scioglieva in affetti carnali si prostri in caste preghiere. Le mani che si aprivano agli amplessi si estendano nell'orazione. E voi che digiunate anche negli altri giorni, in questo tempo aumentate quanto già fate. Voi che anche negli altri giorni crocifiggete il vostro corpo con la continenza perpetua, in questi aderite al vostro Dio con preghiere più frequenti e più fervorose. Tutti concordi, tutti fedeli coerenti, tutti, in questo pellegrinaggio, sospirando per il desiderio e ardendo per l'amore dell'unica patria. Nessuno invidi, nessuno disprezzi nell'altro un dono di Dio che lui non ha. Nei beni spirituali ritieni come tuo ciò che ami nel fratello; e lui ritenga come suo ciò che ama in te. Nessuno, con il pretesto dell'astinenza, cerchi di cambiare piaceri invece che eliminarli del tutto: come avverrebbe se uno andasse in cerca di cibi ricercati perché non mangia carne e di bevande insolite perché non beve vino. In questo caso l'occasione che ha di domare la carne si trasforma piuttosto in ricerca di piacere. Per i mondi infatti tutti gli alimenti sono mondi 7, ma l'intemperanza li rende tutti immondi.
Digiunare anzitutto dalle liti.

3. Ma soprattutto, fratelli, digiunate dalle liti e dalle contese. Ricordate il profeta che rimproverava alcuni con queste parole: Nei giorni di digiuno si scoprono le vostre vere intenzioni, perché tormentate tutti coloro che sono a voi soggetti e li colpite con pugni; fate sentire con urli la vostra voce 8 ed altre cose simili. Dopo averle ricordate tutte conclude: Non è questo il digiuno che io voglio, dice il Signore 9. Se avete voglia di gridare, alzate frequentemente quel grido di cui sta scritto: Con la mia voce ho gridato al Signore 10. Non è, questo, grido di contesa ma di amore, né grido della voce ma del cuore. Non è il grido di cui è detto: Ho aspettato che facesse il giudizio, invece ha operato iniquità e non la giustizia ma il clamore 11. Perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato 12. Queste sono le due ali della preghiera, con le quali essa arriva fino a Dio: se a chi sbaglia si perdona l'errore che ha fatto e se si dona a chi è nel bisogno.

De los "Discrusos" de San Agustín 

SERMÓN 205

Traductor: Pío de Luis, OSA


2. En los restantes días tenéis que procurar que vuestros corazones no se carguen con la crápula y el vino6; en éstos, ayunad también. En los otros días no debéis caer en adulterios, fornicaciones o cualquier otra corruptela ilícita; en éstos absteneos también de vuestras mujeres. Lo que ahorráis con vuestro ayuno, añadidlo a lo que dais en limosna. El tiempo que se empleaba en cumplir el deber conyugal, dedíquese a la oración. El cuerpo que se deshacía con afectos carnales, póstrese en pura actitud de súplica. Las manos que se entrelazaban en abrazos, extiéndanse en oración. Y vosotros que ayunáis también otros días, aumentad en éstos lo que ya venís haciendo. Los que a diario crucificáis el cuerpo con la continencia perpetua, en estos días uníos a vuestro Dios con oraciones más frecuentes e intensas. Vivid todos concordes, poseed todos la fe y la fidelidad, suspirando en esta peregrinación por el deseo de aquella única patria y enfervorizados en su amor. Que nadie envidie en el otro el don de Dios que él no posee ni se mofe de él. En cuanto a los bienes espirituales, considera tuyo lo que amas en el hermano, y él considere suyo lo que ama en ti. Que nadie, bajo capa de abstinencia, pretenda cambiar antes que atajar los placeres, buscando, por ejemplo, costosos manjares porque no come carne, o raros licores porque no bebe vino, no sea que la disculpa de domar la carne sirva para aumentar el placer. Todos los alimentos son, sin duda, puros para los puros7, pero en nadie es puro el exceso.

martedì 9 febbraio 2016

Per trascorrere devotamente questo periodo quaresimale- Para transcurrir devotamente este periodo cuaresmal





Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo 

  DISCORSO 205

QUARESIMA

Il cristiano deve pendere dalla croce della mortificazione.

1. Oggi entriamo nel periodo dell'osservanza quaresimale si ripresenta con solenne ricorrenza annuale; e pertanto oggi mi sento in dovere di farvi un discorso adatto alla circostanza affinché la parola di Dio, presentata a voi tramite il nostro ministero, alimenti il vostro cuore mentre digiunerete nel corpo; e così l'uomo interiore, rifocillato del suo proprio cibo, possa sollecitare il corpo a mortificarsi e possa così irrobustirsi. Per trascorrere devotamente questo periodo è sommamente opportuno che, prossimi a rivivere la celebrazione già vicina della passione del Signore crocifisso, ci imponiamo da noi stessi la croce della mortificazione dei desideri carnali; come dice l'Apostolo: Quelli che sono di Gesù Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e concupiscenze 1. Il cristiano dovrebbe pendere di continuo da questa croce, per l'intero arco di questa vita terrena, che si passa in mezzo a tentazioni. Non è in questa vita il tempo di svellere i chiodi di cui parla il Salmo: Con il tuo timore trafiggi di chiodi le mie carni 2. Le carni sono le concupiscenze della carne, i chiodi sono i comandamenti della giustizia; con questi chiodi il timore di Dio trafigge le concupiscenze, quel timore che ci crocifigge rendendoci ostia a lui gradita. Per questo dice l'Apostolo: Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi quale ostia viva, santa, gradita a Dio 3. Questa croce, della quale il servo di Dio non solo non si vergogna ma addirittura si vanta dicendo: Quanto a me, non sia mai che mi glori d'altro che della croce del Signore nostro Gesù Cristo, grazie alla quale il mondo è crocifisso per me e io lo sono per il mondo 4; questa croce, dunque, non riguarda soltanto quaranta giorni, ma riguarda tutta la vita terrena che è simbolicamente rappresentata da questi quaranta giorni. Infatti l'uomo quando sta per entrare in questa vita - così almeno asseriscono alcuni - si forma nell'utero materno in quaranta giorni; inoltre i quattro Vangeli si armonizzano con i dieci comandamenti della legge e quattro volte dieci fa il numero quaranta e ci indica che in questa vita ambedue le Scritture sono a noi necessarie; ci potrà essere infine qualche altro più probante motivo, che un'intelligenza più acuta e più dotata della mia potrà trovare. Sia Mosè che Elia che lo stesso Signore digiunarono quaranta giorni. Mosè, Elia e Cristo, cioè la Legge, i Profeti e il Vangelo ci insegnano con questo che noi dobbiamo fare altrettanto per non conformarci e per non aderire a questo mondo, ma per crocifiggere il vecchio uomo, vivendo non in mezzo a banchetti e all'ubriachezza, non nella lussuria e nella impudicizia, non fra contese e gelosie; ma rivestendoci del Signore Gesù e non dandoci cura della carne per soddisfarne le concupiscenze 5. Cristiano, vivi sempre così in questa vita; se non vuoi impantanarti nel terreno limaccioso, non scendere da questa croce. E se così bisogna comportarsi per tutta la durata della vita, quanto più lo dovremo fare per la durata di questi giorni di quaresima che non solo sono parte di questa nostra vita ma la significano anche?.



De los "Discrusos" de San Agustín 

SERMÓN 205

Traductor: Pío de Luis, OSA

El significado de la cuaresma

domenica 15 febbraio 2015

La frase della settimana (178) - La frase de la semana (178)







L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio ( Benedetto XVI)

El hombre es polvo y al polvo volverá, pero a los ojos de Dios es polvo precioso. (Benedicto XVI) 




dalla catechesi di Benedetto XVI nell’udienza del Mercoledì delle ceneri, 17/02/2010


L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità. Così la formula liturgica "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai" trova la pienezza del suo significato in riferimento al nuovo Adamo, Cristo. Anche il Signore Gesù ha liberamente voluto condividere con ogni uomo la sorte della fragilità, in particolare attraverso la sua morte in croce; ma proprio questa morte, colma del suo amore per il Padre e per l’umanità, è stata la via per la gloriosa risurrezione, attraverso la quale Cristo è diventato sorgente di una grazia donata a quanti credono in Lui e vengono resi partecipi della stessa vita divina. Questa vita che non avrà fine è già in atto nella fase terrena della nostra esistenza, ma sarà portata a compimento dopo "la risurrezione della carne".

Il piccolo gesto dell’imposizione delle ceneri ci svela la singolare ricchezza del suo significato: è un invito a percorrere il tempo quaresimale come un’immersione più consapevole e più intensa nel mistero pasquale di Cristo, nella sua morte e risurrezione, mediante la partecipazione all’Eucaristia e alla vita di carità, che dall’Eucaristia nasce e nella quale trova il suo compimento. Con l’imposizione delle ceneri noi rinnoviamo il nostro impegno di seguire Gesù, di lasciarci trasformare dal suo mistero pasquale, per vincere il male e fare il bene, per far morire il nostro "uomo vecchio" legato al peccato e far nascere l’"uomo nuovo" trasformato dalla grazia di Dio.

De la Audiencia Genera de Benedicto XVI del Miércoles 17 de febrero de 2010

El momento favorable y de gracia de la Cuaresma también nos muestra su significado espiritual mediante la antigua fórmula: "Acuérdate de que eres polvo y al polvo volverás", que el sacerdote pronuncia cuando impone sobre nuestra cabeza un poco de ceniza. Nos remite así a los comienzos de la historia humana, cuando el Señor dijo a Adán después de la culpa original: "Con el sudor de tu rostro comerás el pan, hasta que vuelvas al suelo, pues de él fuiste tomado; porque eres polvo y al polvo volverás" (Gn 3, 19). Aquí la Palabra de Dios nos recuerda nuestra fragilidad, más aún, nuestra muerte, que es su forma extrema. Frente al miedo innato del fin, y más aún en el contexto de una cultura que de muchas maneras tiende a censurar la realidad y la experiencia humana de la muerte, la liturgia cuaresmal, por un lado, nos recuerda la muerte invitándonos al realismo y a la sabiduría; pero, por otro, nos impulsa sobre todo a captar y a vivir la novedad inesperada que la fe cristiana irradia en la realidad de la muerte misma.

El hombre es polvo y al polvo volverá, pero a los ojos de Dios es polvo precioso, porque Dios ha creado al hombre destinándolo a la inmortalidad. Así la fórmula litúrgica "Acuérdate de que eres polvo y al polvo volverás" encuentra la plenitud de su significado en referencia al nuevo Adán, Cristo. También Jesús, el Señor, quiso compartir libremente con todo hombre la situación de fragilidad, especialmente mediante su muerte en la cruz; pero precisamente esta muerte, colmada de su amor al Padre y a la humanidad, fue el camino para la gloriosa resurrección, mediante la cual Cristo se convirtió en fuente de una gracia donada a quienes creen en él y de este modo participan de la misma vida divina. Esta vida que no tendrá fin comienza ya en la fase terrena de nuestra existencia, pero alcanzará su plenitud después de "la resurrección de la carne". El pequeño gesto de la imposición de la ceniza nos desvela la singular riqueza de su significado: es una invitación a recorrer el tiempo cuaresmal como una inmersión más consciente e intensa en el misterio pascual de Cristo, en su muerte y resurrección, mediante la participación en la Eucaristía y en la vida de caridad, que nace de la Eucaristía y encuentra en ella su cumplimiento. Con la imposición de la ceniza renovamos nuestro compromiso de seguir a Jesús, de dejarnos transformar por su misterio pascual, para vencer el mal y hacer el bien, para hacer que muera nuestro "hombre viejo" vinculado al pecado y hacer que nazca el "hombre nuevo" transformado por la gracia de Dios.



mercoledì 13 febbraio 2013

Cos'è la Quaresima? ¿Qué es la Cuaresma?















martedì 21 febbraio 2012

Quaresima in cammino verso la Pasqua - Cuaresma camino hacia la Pascua








In questo post abbiamo spiegato  il significato della Quaresima

En esta entrada hemos explicado el significado de la Cuaresma http://lucenelcuore.blogspot.com/2011/03/la-quaresima-e-il-tempo-della.html


Oggi termina il periodo normale dell'anno e co­mincia il tempo forte e impegnato dell'attesa quaresimale (mercoledì delle cenere è giorno di digiuno). Tempo forte e impegnato, perché in questi gior­ni siamo chiamati a guardare con più attenzione, con sguardo più fisso e più amorevole il grande Mi­stero della Salvezza che ci viene incontro a poco a poco: Cristo che si configura nella sua Croce, Cri­sto che comincia ad emergere nella sua Risurrezione e che si presenta come il grande Personaggio della storia del mondo.

Hoy termina el tiempo ordinario y comienza un tiempo fuerte y de compromiso, la cuaresma (miércoles de ceniza es día de ayuno). Tiempo fuerte y de compromiso, porque en estos días estamos llamados a mirar con más atención, con una mirada más atenta y amorosa el gran Misterio de la Salvación que comienza a  surgir en la Resurrección y que se presenta como el gran Personaje de la historia del Mundo.

lunedì 7 marzo 2011

La Quaresima è il tempo della conversione e del ritorno a Dio - Cuaresma es el tiempo de la conversión y de volver a Dios

Care amiche a cari amici;
Queridas amigas y queridos amigos:




Coroncina alla Divina Misericordia

Coroncina della Divina Misericordia
(Dice Gesù a Santa Faustina Kowalska): “Oh! che grandi grazie concederò alle anime che reciteranno questa coroncina” (Diario, 848). “Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla mia volontà”. (Diario, 1731). “Recita continuamente la coroncina che ti ho insegnato. Chiunque la reciterà, otterrà tanta Misericordia nell’ora della morte. ” Gesù ha raccomandato di recitare la coroncina a qualsiasi ora ma in particolare nell'ora della propria morte, ossia le 3 del pomeriggio, che Lui stesso ha chiamato un'ora di grande misericordia per il mondo intero. "In quell'ora dice Gesù non rifiuterò nulla all'anima che Mi prega per la Mia Passione" (Diario, 687)..

Coronilla de la Divina Misericordia

Coronilla de la Divina Misericordia
(Dice Gesù a Santa Faustina Kowalska)“Por el rezo de este Rosario, me complace dar todo lo que me pidan. Quien lo rece, alcanzará gran Misericordia en la hora de su muerte. Aunque sea un pecador empedernido, si reza este Rosario, aunque sea una sola vez, logrará la gracia de mi infinita Misericordia”.“Si se reza este Rosario delante de los moribundos, se calma la ira de Dios, y su insondable Misericordia se apodera de su alma. Cuando recen este Rosario al lado del moribundo, me pondré entre el Padre y el alma moribunda, no como justo Juez, sino como Redentor Misericordioso”.

"Se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l'impegno di farlo ogni giorno..."(Teresa di Calcutta)

“Si estás buscando a Dios y no sabes como empezar, aprende a rezar, asume el compromiso de hacerlo cada día...” (Teresa de Calcuta)

Apparizioni di Garabandal: Un avviso, un miracolo, un castigo (clic sull'immagine)

Apariciones de Garabandal: Un Aviso, un Milagro, un Castigo (Clic sobre la imagen)

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