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mercoledì 31 luglio 2013

La prima volta che Francesco contraddice Benedetto-- La primera vez que Francisco contradice a Benedicto





La prima volta che Francesco contraddice Benedetto


Su un punto nevralgico: la messa in rito antico. Ratzinger ne ha consentito a tutti la celebrazione. Bergoglio l'ha proibita a un ordine religioso che la prediligeva

di Sandro Magister

ROMA, 29 luglio 2013 – Un punto sul quale Jorge Mario Bergoglio era atteso al varco, dopo la sua elezione a papa, era quello della messa in rito antico.

C'era chi prevedeva che papa Francesco non si sarebbe discostato dalla linea del suo predecessore. Il quale aveva liberalizzato la celebrazione della messa in rito antico come forma "straordinaria" del rito moderno, con il motu proprio "Summorum pontificum" del 7 luglio 2007:

> Benedetto XVI liberalizza il rito antico della messa. E spiega perché

e con la successiva istruzione "Universæ ecclesiæ" del 13 maggio 2011:

> Due messe per un'unica Chiesa

E c'era chi invece pronosticava da parte di Francesco una restrizione – o addirittura una cancellazione – della possibilità di celebrare la messa con il rito anteriore al Concilio Vaticano II, anche a costo di contraddire le delibere di Benedetto XVI con lui ancora vivente.

A leggere un decreto emesso dalla congregazione vaticana per i religiosi poco prima del viaggio di Francesco in Brasile, con l'approvazione esplicita dello stesso papa, si dovrebbe dare più ragione ai secondi che ai primi.

Il decreto ha la data dell'11 luglio 2013, il numero di protocollo 52741/2012  e le firme del prefetto della congregazione, il cardinale Joao Braz de Aviz, focolarino, e del segretario della stessa, l'arcivescovo José Rodríguez Carballo, francescano.

Braz de Aviz è l'unico alto dirigente di curia di nazionalità brasiliana e per questo ha accompagnato Francesco nel suo viaggio a Rio de Janeiro. Ha fama di progressista, anche se più gli si addice quella di confusionario. E sarà probabilmente uno dei primi a saltare, appena la riforma della curia annunciata da Francesco prenderà corpo.

Rodríguez Carballo gode invece della piena fiducia del papa. La sua promozione a numero due della congregazione è stata voluta dallo stesso Francesco all'inizio del suo pontificato.

Difficile dunque pensare che papa Bergoglio non si sia avveduto di ciò che approvava, quando gli fu presentato il decreto prima della pubblicazione.

Il decreto insedia un commissario apostolico – nella persona del cappuccino Fidenzio Volpi – alla testa di tutte le comunità della congregazione dei Frati Francescani dell'Immacolata.

E già questo è motivo di stupore. Perché i Francescani dell'Immacolata sono una delle più fiorenti comunità religiose nate nella Chiesa cattolica negli ultimi decenni, con rami maschili e femminili, con numerose e giovani vocazioni, diffusi in più continenti e con una missione anche in Argentina.

Si vogliono fedeli alla tradizione, nel pieno rispetto del magistero della Chiesa. Tant'è vero che nelle loro comunità celebrano messe sia in rito antico che in rito moderno, come del resto fanno in tutto il mondo centinaia di altre comunità religiose – per fare un solo esempio i benedettini di Norcia – applicando lo spirito e la lettera del motu proprio "Summorum pontificum" di Benedetto XVI.

Ma proprio questo è stato loro contestato da un nucleo di dissidenti interni, i quali si sono appellati alle autorità vaticane lamentando l'eccessiva propensione della loro congregazione a celebrare la messa in rito antico, con l'effetto di creare esclusioni e contrapposizioni dentro le comunità, di minare l'unità interna e, peggio, di indebolire il più generale "sentire cum Ecclesia".

Le autorità vaticane hanno risposto inviando un anno fa un visitatore apostolico. E ora ecco la nomina del commissario.

Ma ciò che più stupisce sono le ultime cinque righe del decreto dell'11 luglio:

"In aggiunta a quanto sopra, il Santo Padre Francesco ha disposto che ogni religioso della congregazione dei Frati Francescani dell'Immacolata è tenuto a celebrare la liturgia secondo il rito ordinario e che, eventualmente, l'uso della forma straordinaria (Vetus Ordo) dovrà essere esplicitamente autorizzata [sic] dalle competenti autorità, per ogni religioso e/o comunità che ne farà richiesta".

Lo stupore deriva dal fatto che ciò che qui viene decretato contraddice le disposizioni date da Benedetto XVI, che per la celebrazione della messa in rito antico "sine populo" non esigono alcuna previa richiesta di autorizzazione:

"Ad talem celebrationem secundum unum alterumve Missale, sacerdos nulla eget licentia, nec Sedis Apostolicae nec Ordinarii sui" (1).

Mentre per le messe "cum populo" pongono alcune condizioni, ma sempre assicurando la libertà di celebrare.

In generale, contro un decreto di una congregazione vaticana è possibile fare ricorso presso il supremo tribunale della segnatura apostolica, oggi presieduto da un cardinale, l'americano Raymond Leo Burke, giudicato amico dai tradizionalisti.

Ma se il decreto è oggetto di approvazione in forma specifica da parte del papa, come sembra avvenire in questo caso, il ricorso non è ammesso.

I Francescani dell'Immacolata dovranno attenersi al divieto di celebrare la messa in rito antico a partire da domenica 11 agosto.

E ora che cosa accadrà, non solo tra loro ma nella Chiesa intera?

Era convinzione di Benedetto XVI che "le due forme dell’uso del rito romano possono arricchirsi a vicenda". L'aveva spiegato nell'accorata lettera ai vescovi di tutto il mondo con cui aveva accompagnato il motu proprio "Summorum pontificum":

> "Con grande fiducia e speranza…"


Ma da qui in avanti non sarà più così, almeno non per tutti. Ai Francescani dell'Immacolata, costretti a celebrare la messa soltanto nella forma moderna, non resterà che un solo modo per fare tesoro di quello che ancora Benedetto XVI auspicava: "manifestare" anche in questa forma, "in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso".

Sta di fatto che un caposaldo del pontificato di Joseph Ratzinger è stato incrinato. Da un'eccezione che molti temono – o auspicano – diventerà presto la regola.

__________


(1) Curiosamente, ancora sei anni dopo la pubblicazione, il motu proprio "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI continua a essere presente nel sito ufficiale della Santa Sede solamente in due lingue e tra le meno conosciute: la latina e l'ungherese.

O per essere più esatti, una erratica versione italiana esiste nel sito, ma non al posto giusto, e col rischio, cliccando, di essere riportati alla home page di vatican.va.


Fonte:http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350567



La primera vez que Francisco contradice a Benedicto


Ello aconteció respecto al punto neurálgico de la Misa en rito antiguo. Ratzinger permitió la celebración a todos. Bergoglio la ha prohibido a una orden religiosa que la prefería

por Sandro Magister


ROMA, 29 de julio de 2013 – Un punto sobre el cual Jorge Mario Bergoglio estaba al acecho, luego de su elevación al papado, era el de la Misa en rito antiguo.

Algunos preveían que el papa Francisco no habría de desviarse de la línea de su predecesor, quien había liberalizado la celebración de la Misa en rito antiguo como forma "extraordinaria" del rito moderno, con el Motu Proprio "Summorum pontificum", del 7 de julio de 2007:

> Benedicto XVI liberaliza el rito antiguo de la misa. Y explica por qué

y con la posterior Instrucción "Universæ ecclesiæ" del 13 de mayo de 2011:

> Dos Misas para una única Iglesia

Otros pronosticaban por parte de Francisco una restricción – o directamente una cancelación – de la posibilidad de celebrar la Misa con el rito anterior al Concilio Vaticano II, inclusive al costo de contradecir las resoluciones del todavía viviente Benedicto XVI.

Al leer un Decreto emitido por la Congregación vaticana para los Religiosos, poco antes del viaje de Francisco a Brasil, con la aprobación explícita del mismo Papa, se debería dar más razón a los segundos que a los primeros.

El Decreto tiene fecha del 11 de julio del 2013, el número de protocolo 52741/2012 y las firmas del prefecto de la Congregación, el cardenal Joao Braz de Aviz, focolar, y del secretario de la misma, el arzobispo José Rodríguez Carballo, franciscano.

Braz de Aviz es el único alto dirigente de la curia de nacionalidad brasileña, motivo por el cual ha acompañado a Francisco en su viaje a Río de Janeiro. Tiene fama de progresista, aunque más le corresponde la de confuso. Y será uno de los primeros en saltar, apenas tome cuerpo la reforma de la curia anunciada por Francisco.

Por el contrario, Rodríguez Carballo goza de la plena confianza del Papa. Su promoción a número dos de la Congregación fue querida por el mismo Francisco, al comienzo de su pontificado.

Es difícil entonces pensar que el papa Bergoglio no se haya dado cuenta de lo que aprobaba, cuando le fue presentado el Decreto antes de su publicación.

El Decreto instituye un comisario apostólico – en la persona del fraile capuchino Fidenzio Volpi – a la cabeza de todas las comunidades de la Congregación de los Hermanos Franciscanos de la Inmaculada.

Ya esto es motivo de asombro, porque los Franciscanos de la Inmaculada es una de las más florecientes comunidades religiosas nacida en las últimas décadas en el interior de la Iglesia Católica, con ramas masculinas y femeninas, con numerosas y jóvenes vocaciones, difundida en varios continentes y con una misión también en Argentina.

Se reivindican como fieles a la Tradición, en pleno respeto del magisterio de la Iglesia. Tan cierto es esto que en sus comunidades celebran Misas tanto en rito antiguo como en rito moderno, como por otra parte hacen en todo el mundo centenares de otras comunidades religiosas – para dar un solo ejemplo: los benedictinos de Nursia – aplicando el espíritu y la letra del Motu Proprio "Summorum pontificum", de Benedicto XVI.

Pero precisamente esto ha sido criticado por un núcleo de disidentes internos, quienes han apelado a las autoridades vaticanas lamentando la excesiva propensión de su Congregación a celebrar la Misa en rito antiguo, con el efecto de crear exclusiones y contraposiciones dentro de la comunidad, minar la unidad interna y, peor todavía, de debilitar el más general "sentire cum Ecclesia".

Las autoridades vaticanas respondieron enviando un atrás un visitador apostólico. Y ahora se produce el nombramiento del comisario. 

Pero lo que más sorprende son los últimos cinco renglones del Decreto del 11 de julio:

"Además de lo expuesto, el Santo Padre Francisco ha dispuesto que cada uno de los religiosos de la Congregación de los Frailes Franciscanos de la Inmaculada está obligado a celebrar la liturgia según el rito ordinario y que, eventualmente, el uso de la forma extraordinaria (Vetus Ordo) deberá ser explícitamente autorizada [sic] por las autoridades competentes, para cada religioso y/o comunidad que lo pida".

El asombro deriva del hecho que lo que se decreta contradice las disposiciones provistas por Benedicto XVI, que para la celebración de la Misa en rito antiguo “sine populo” no exigen ningún pedido previo de autorización:

"Ad talem celebrationem secundum unum alterumve Missale, sacerdos nulla eget licentia, nec Sedis Apostolicae nec Ordinarii sui" (1).

Mientras que para las Misas "cum populo" estipulan algunas condiciones, pero siempre asegurando la libertad para celebrar.

En general, contra un Decreto de una Congregación vaticana es posible presentar un recurso al tribunal supremo de la Signatura Apostólica, actualmente presidida por un cardenal, el estadounidense Raymond Leo Burke, considerado amigo de los tradicionalistas.

Pero si el Decreto es objeto de aprobación en forma específica por parte del Papa, como parece ocurrir en este caso, el recurso no es admitido.

Los Franciscanos de la Inmaculada deberán atenerse a la prohibición de celebrar la Misa en rito antiguo a partir del domingo 11 de agosto.

¿Y qué sucederá ahora, no sólo entre ellos sino en toda la Iglesia?

Benedicto XVI estaba convencido que “las dos formas del uso del rito romano pueden enriquecerse recíprocamente”. Así lo había explicitado en la acongojada carta a los obispos de todo el mundo, con la que había acompañado el Motu Proprio "Summorum pontificum":

> "Con gran confianza y esperanza…"

Pero de aquí en adelante no es más así, al menos no para todos. A los Franciscanos de la Inmaculada, obligados a celebrar la Misa sólo en la forma moderna, no les quedará más que un solo modo para atesorar lo que también patrocinaba Benedicto XVI: "manifestar" también en esta forma, "con más fuerza que la que se acostumbraba hasta ahora, esa sacralidad que atrae a muchos al uso antiguo".

Es un hecho que se ha resquebrajado un punto de referencia del pontificado de Joseph Ratzinger. De una excepción que muchos temen – o respaldan – se convertirá rápidamente en regla.

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(1) Curiosamente, todavía seis años después de su publicación, el Motu Proprio "Summorum Pontificum" de Benedicto XVI sigue estando presente en la página web de la Santa Sede, pero solamente en dos idiomas y entre los menos conocidos: el latín y el húngaro.


3 commenti:

  1. Soy de las que he asisitido a muchas misas cuandos estas eran en latín y el sacerdote daba la espalda a los feligreses....claro que no me enteraba de nada ya que el latín no es mi idioma y si a ello añadimos tener que verle la espalda al oficiante pues resultaba de lo más aburrido.Cuando la misa cambió y ya la decían en mi idioma y le veía la cara al sacerdote descubrí lo maravillosa que era la Eucaristía así que no entiendo que haya gente que prefiera la misa antigua esa que yo no entendía ye me parecía tan aburrida.Besico

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    1. Querida Charo, come decía Aristoteles, el punto virtuoso está en el justo medio, Benedicto permitió las dos misas, así quien se siente más cerca del Señor en una u otra manera, puede encontrar su misa...

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Grazie per la visita.
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Coroncina alla Divina Misericordia

Coroncina della Divina Misericordia
(Dice Gesù a Santa Faustina Kowalska): “Oh! che grandi grazie concederò alle anime che reciteranno questa coroncina” (Diario, 848). “Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla mia volontà”. (Diario, 1731). “Recita continuamente la coroncina che ti ho insegnato. Chiunque la reciterà, otterrà tanta Misericordia nell’ora della morte. ” Gesù ha raccomandato di recitare la coroncina a qualsiasi ora ma in particolare nell'ora della propria morte, ossia le 3 del pomeriggio, che Lui stesso ha chiamato un'ora di grande misericordia per il mondo intero. "In quell'ora dice Gesù non rifiuterò nulla all'anima che Mi prega per la Mia Passione" (Diario, 687)..

Coronilla de la Divina Misericordia

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Coronilla de la Divina Misericordia
(Dice Gesù a Santa Faustina Kowalska)“Por el rezo de este Rosario, me complace dar todo lo que me pidan. Quien lo rece, alcanzará gran Misericordia en la hora de su muerte. Aunque sea un pecador empedernido, si reza este Rosario, aunque sea una sola vez, logrará la gracia de mi infinita Misericordia”.“Si se reza este Rosario delante de los moribundos, se calma la ira de Dios, y su insondable Misericordia se apodera de su alma. Cuando recen este Rosario al lado del moribundo, me pondré entre el Padre y el alma moribunda, no como justo Juez, sino como Redentor Misericordioso”.

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